L’ansia generalizzata non coincide semplicemente con il sentirsi ansiosi o con l’avere molte preoccupazioni. Nel disturbo d’ansia generalizzata (DAG, o GAD dall’inglese Generalized Anxiety Disorder) ansia e preoccupazione tendono a essere persistenti, riguardano diversi ambiti della vita e possono risultare difficili da controllare.
Le preoccupazioni possono riguardare, per esempio, salute, lavoro, famiglia, denaro, responsabilità quotidiane o ciò che potrebbe accadere in futuro. A queste possono associarsi tensione, irritabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e sintomi fisici. Quando il quadro è clinicamente significativo, può interferire con la vita quotidiana, il lavoro, lo studio o le relazioni.
Provare ansia e preoccuparsi, però, fa parte dell’esperienza umana e non significa automaticamente avere un disturbo. La diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata richiede una valutazione clinica che consideri l’insieme dei sintomi, la loro durata, il livello di sofferenza e il loro impatto sul funzionamento della persona.
Che cos’è il disturbo d’ansia generalizzata
Il disturbo d’ansia generalizzata è caratterizzato da ansia e preoccupazione eccessive relative a più eventi o attività, presenti in modo persistente e difficili da controllare. Nei criteri clinici utilizzati per la diagnosi negli adulti, questa condizione deve essere presente per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi e associarsi ad altri sintomi; la valutazione deve inoltre considerare il disagio e l’interferenza con la vita quotidiana.
Il punto centrale non è quindi soltanto quanto una persona si preoccupa, ma anche il modo in cui la preoccupazione si manifesta: può passare da un argomento all’altro, continuare anche quando non esiste un problema immediato da risolvere e risultare difficile da interrompere.
Per questo il disturbo d’ansia generalizzata è diverso dall’ansia occasionale che può comparire prima di un colloquio, di un esame, durante un periodo difficile o di fronte a un problema concreto.
Preoccupazione normale e ansia generalizzata: qual è la differenza?
Preoccuparsi può essere utile. Una certa quota di ansia aiuta a riconoscere un problema, prepararsi e cercare soluzioni. La preoccupazione fisiologica tende inoltre a modificarsi quando cambiano le circostanze che l’hanno provocata.
Nel disturbo d’ansia generalizzata, invece, la preoccupazione può assumere caratteristiche differenti: tende a essere più persistente, può estendersi contemporaneamente a numerosi aspetti della vita e può risultare difficile da controllare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità descrive il GAD proprio attraverso una preoccupazione persistente ed eccessiva relativa a molte situazioni della vita quotidiana.
Non esiste però una linea che possa essere tracciata autonomamente contando semplicemente il numero delle preoccupazioni. Per distinguere un periodo di forte stress da un disturbo d’ansia è importante considerare anche durata, intensità, sintomi associati e soprattutto il grado di sofferenza e di compromissione della vita quotidiana.
La preoccupazione persistente e difficile da controllare
Uno degli aspetti più caratteristici dell’ansia generalizzata è la difficoltà a interrompere il flusso delle preoccupazioni.
Non significa necessariamente pensare continuamente allo stesso problema. Al contrario, l’oggetto della preoccupazione può cambiare: risolta momentaneamente una questione, l’attenzione può spostarsi rapidamente su un’altra possibile difficoltà.
Quando le preoccupazioni riguardano molti aspetti della vita
Negli adulti con disturbo d’ansia generalizzata le preoccupazioni possono concentrarsi su temi comuni della vita quotidiana, come lavoro, salute, finanze, benessere dei familiari, puntualità o responsabilità domestiche.
È proprio questa ampiezza a distinguere spesso l’ansia generalizzata da forme d’ansia maggiormente legate a una particolare situazione.
Il problema, infatti, non è che le questioni oggetto di preoccupazione siano necessariamente irrealistiche: salute, denaro o lavoro sono temi sui quali chiunque può avere motivi per preoccuparsi. Ciò che può assumere rilevanza clinica è il rapporto tra la situazione concreta e intensità, persistenza e controllabilità della preoccupazione, insieme alle conseguenze sulla vita della persona.
Perché può essere difficile “staccare” dalle preoccupazioni
Una caratteristica frequente è la sensazione che il pensiero continui a cercare nuovi problemi da anticipare.
Una domanda come “e se accadesse qualcosa?” può indurre a cercare una risposta capace di eliminare l’incertezza. La risposta, tuttavia, può generare una nuova possibilità: “e se invece succedesse quest’altro?”. Il tentativo di raggiungere una certezza completa può così alimentare ulteriori scenari e nuove preoccupazioni.
In psicologia questo processo di preoccupazione ripetitiva rivolta prevalentemente al futuro viene spesso indicato con il termine inglese worry. Non è esclusivo del disturbo d’ansia generalizzata, ma rappresenta uno dei processi particolarmente studiati nei modelli psicologici del GAD.
Il rapporto con l’incertezza
Anche il modo in cui una persona vive l’incertezza è stato ampiamente studiato.
Alcuni modelli cognitivi del disturbo d’ansia generalizzata attribuiscono un ruolo all’intolleranza dell’incertezza, cioè alla particolare difficoltà nel tollerare la possibilità che qualcosa di importante non possa essere previsto o controllato completamente.
Questo non significa che l’intolleranza dell’incertezza sia “la causa” dell’ansia generalizzata né che sia presente nello stesso modo in tutte le persone. È uno dei processi sui quali sono stati costruiti e studiati specifici protocolli psicoterapeutici. Una network meta-analysis del 2025 ha incluso, tra gli approcci CBT studiati per il GAD, protocolli che intervengono proprio sulle credenze relative alla preoccupazione e sull’intolleranza dell’incertezza.
Quali sono i sintomi dell’ansia generalizzata?
I sintomi dell’ansia possono interessare pensieri, emozioni, corpo e comportamento. Nel disturbo d’ansia generalizzata il quadro varia da persona a persona: non è necessario che ogni manifestazione possibile sia presente contemporaneamente.
Il tratto centrale rimane la presenza di ansia e preoccupazione persistenti e difficili da controllare, accompagnate da altri sintomi.
Sintomi psicologici e cognitivi
Tra le manifestazioni che possono essere associate al disturbo d’ansia generalizzata rientrano:
- preoccupazioni frequenti riguardo a diversi aspetti della vita;
- difficoltà a fermare o controllare le preoccupazioni;
- irrequietezza o sensazione di essere costantemente “sotto tensione”;
- irritabilità;
- difficoltà a rilassarsi;
- difficoltà di concentrazione;
- problemi ad addormentarsi o a mantenere il sonno;
- affaticamento.
NIMH e WHO includono difficoltà di concentrazione, irrequietezza, irritabilità e disturbi del sonno tra le manifestazioni associate al GAD e, più in generale, ai disturbi d’ansia.
L’elenco dei sintomi, da solo, non permette però di stabilire la presenza di un disturbo: molte di queste esperienze possono comparire anche durante periodi di stress, in altri problemi psicologici o in condizioni mediche differenti.
Sintomi fisici
Ansia e preoccupazione possono accompagnarsi anche a manifestazioni corporee.
Tra quelle riportate nelle fonti cliniche sul disturbo d’ansia generalizzata compaiono tensione o dolori muscolari, tremori, sudorazione, sensazione di testa leggera, disturbi gastrointestinali e sensazioni di difficoltà respiratoria.
Questi sintomi non sono specifici dell’ansia: manifestazioni corporee simili possono avere cause diverse e, quando sono nuove, persistenti, intense o destano preoccupazione, può essere appropriata una valutazione medica.
Per un approfondimento dedicato alle manifestazioni corporee si può consultare la pagina sui sintomi fisici dell’ansia.
Come può influire sulla vita quotidiana
Il disturbo d’ansia generalizzata non viene definito soltanto in base alla presenza delle preoccupazioni.
È importante valutare anche quanto l’ansia interferisca con la vita della persona. Le linee guida NICE raccomandano esplicitamente che la valutazione non si basi soltanto sul numero, sull’intensità e sulla durata dei sintomi, ma consideri anche il grado di sofferenza e di compromissione del funzionamento.
Una preoccupazione persistente può rendere più difficile concentrarsi sul lavoro o sullo studio, prendere decisioni, riposare o essere mentalmente presenti nelle relazioni. Anche il sonno può risentirne, contribuendo a stanchezza e minore capacità di concentrazione durante il giorno.
In alcuni casi una parte considerevole delle energie può essere dedicata a prevedere ciò che potrebbe andare storto, controllare ripetutamente determinate situazioni o cercare rassicurazioni. L’impatto concreto può essere molto diverso da persona a persona.
Ansia generalizzata, ansia sociale, attacchi di panico e ansia da prestazione: quali differenze?
Le diverse forme d’ansia possono condividere alcuni sintomi e, in alcuni casi, possono anche presentarsi insieme. Tuttavia, non indicano lo stesso fenomeno.
Ansia generalizzata e ansia sociale
Nel disturbo d’ansia generalizzata la preoccupazione riguarda tipicamente numerosi aspetti della vita quotidiana.
Nell’ansia sociale, invece, paura e preoccupazione sono particolarmente legate alle situazioni sociali nelle quali la persona teme, per esempio, di essere giudicata, rifiutata, umiliata o di trovarsi in imbarazzo.
La differenza riguarda quindi soprattutto il contesto e l’oggetto prevalente della paura, anche se nella pratica clinica possono esistere sovrapposizioni.
Ansia generalizzata e attacchi di panico
Anche ansia generalizzata e attacchi di panico non sono sinonimi.
Nel disturbo d’ansia generalizzata il fenomeno centrale è una preoccupazione persistente e difficile da controllare relativa a diverse aree della vita.
Il panico è invece caratterizzato da episodi acuti di intensa paura o forte disagio; nel disturbo di panico assumono particolare importanza anche la preoccupazione per ulteriori attacchi e le conseguenze che potrebbero avere. WHO distingue infatti il GAD, caratterizzato da preoccupazione persistente, dal disturbo di panico, caratterizzato dagli attacchi di panico e dalla paura di nuovi episodi.
Avere un disturbo d’ansia generalizzata non significa quindi necessariamente avere attacchi di panico.
Ansia generalizzata e ansia da prestazione
Nell’ansia da prestazione la risposta ansiosa tende a concentrarsi su situazioni nelle quali la persona percepisce di dover ottenere un risultato o teme le conseguenze di una prestazione giudicata insufficiente.
Nell’ansia generalizzata, invece, la preoccupazione tende a essere più diffusa e a interessare contemporaneamente o successivamente diversi ambiti della vita.
Anche in questo caso la distinzione non deve essere utilizzata come strumento di autodiagnosi: nella stessa persona possono essere presenti modalità di ansia differenti.
Da cosa può dipendere l’ansia generalizzata?
Quando si cercano informazioni sulle cause dell’ansia generalizzata, è importante evitare spiegazioni troppo semplici.
Non esiste una singola causa che permetta di spiegare tutti i casi. Come per altri disturbi d’ansia, le conoscenze attuali indicano piuttosto un’interazione complessa tra fattori biologici, psicologici e sociali.
Vulnerabilità individuali e fattori biologici
La ricerca prende in considerazione componenti genetiche e neurobiologiche insieme alle differenze individuali nella risposta allo stress e alla minaccia.
Questo non significa però che il disturbo possa essere ridotto a un unico meccanismo biologico o a un semplice “squilibrio chimico”. Le spiegazioni contemporanee sono multifattoriali e considerano l’interazione tra vulnerabilità personali ed esperienze di vita.
Esperienze di vita e fattori ambientali
Anche le esperienze vissute possono contribuire al rischio e all’andamento dei disturbi d’ansia.
WHO indica, tra i fattori associati a una maggiore probabilità di sviluppare un disturbo d’ansia, esperienze avverse come perdite importanti, abusi o altre condizioni di forte stress, sottolineando comunque l’interazione tra fattori sociali, psicologici e biologici.
Avere vissuto eventi stressanti non implica però necessariamente sviluppare un disturbo d’ansia, così come la presenza di un disturbo non significa che debba esistere un singolo evento che lo abbia “provocato”.
Fattori psicologici che possono contribuire al mantenimento
Un altro livello riguarda i processi che possono contribuire a mantenere la preoccupazione nel tempo.
Tra quelli studiati nei diversi modelli psicologici figurano:
- difficoltà nel tollerare l’incertezza;
- convinzioni sulla necessità o utilità di preoccuparsi;
- tentativi ripetuti di ottenere certezza;
- alcune forme di evitamento;
- strategie di controllo dei pensieri;
- modalità di affrontare le situazioni temute.
Non tutti questi processi sono presenti in ogni persona e il loro peso può essere diverso. In psicoterapia vengono esplorati sulla base della storia e del funzionamento individuale, non presupposti automaticamente a partire dalla diagnosi.
Quanto dura l’ansia generalizzata?
Alla domanda “quanto dura l’ansia generalizzata?” non esiste una risposta valida per tutte le persone.
È utile soprattutto distinguere tre concetti diversi: il criterio temporale utilizzato per la diagnosi, il decorso effettivo del problema e la durata di un eventuale trattamento.
Il criterio temporale utilizzato nella diagnosi
Nei criteri clinici del disturbo d’ansia generalizzata, ansia e preoccupazione devono essere presenti per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.
Questo dato viene talvolta interpretato in modo improprio.
Sei mesi non rappresentano un cronometro oltre il quale una normale preoccupazione diventa automaticamente un disturbo. La diagnosi prende in considerazione anche caratteristiche delle preoccupazioni, sintomi associati, sofferenza, funzionamento e altre possibili spiegazioni del quadro. NICE raccomanda infatti una valutazione complessiva e non basata soltanto su durata e quantità dei sintomi.
L’andamento può cambiare nel tempo
Il decorso può variare considerevolmente.
Il Manuale MSD descrive il GAD come un disturbo che può avere un andamento cronico, ma questo non significa che intensità e conseguenze rimangano necessariamente uguali nel tempo.
Possono esserci periodi nei quali preoccupazione e sintomi sono più intensi e altri nei quali diventano più gestibili. Circostanze di vita, livelli di stress, presenza di altri problemi e trattamento possono contribuire all’andamento.
Per questo non è possibile prevedere sulla base di una descrizione generale quanto durerà il problema in una singola persona.
Durata del disturbo e durata della terapia non sono la stessa cosa
Anche la durata del trattamento non può essere ricavata dalla durata precedente dei sintomi.
Le linee guida e gli studi clinici descrivono protocolli terapeutici strutturati, ma nella pratica il percorso può dipendere da gravità, obiettivi, condizioni associate, risposta al trattamento e caratteristiche individuali.
Il numero di sedute utilizzato in uno studio o indicato per uno specifico protocollo non costituisce quindi una previsione automatica della durata necessaria per ogni persona.
L’ansia generalizzata si guarisce?
La domanda “l’ansia generalizzata si guarisce?” è comprensibile, ma richiede una risposta più articolata di un semplice sì o no.
Esistono trattamenti psicologici efficaci per il disturbo d’ansia generalizzata e, quando appropriato, anche trattamenti farmacologici. WHO sottolinea che per i disturbi d’ansia sono disponibili interventi efficaci, mentre NIMH indica psicoterapia, trattamento farmacologico o una loro combinazione tra le possibilità terapeutiche per il GAD.
Questo non permette però di promettere un determinato risultato a una singola persona.
È utile distinguere almeno tre possibili esiti:
- riduzione dei sintomi, quando ansia e preoccupazioni diventano meno frequenti o meno intense;
- migliore gestione, quando la persona riesce a rapportarsi in modo diverso alle preoccupazioni e queste interferiscono meno con la vita quotidiana;
- remissione, termine utilizzato in ambito clinico e di ricerca per descrivere una condizione nella quale il quadro sintomatologico non raggiunge più il livello clinicamente significativo definito dai criteri utilizzati.
Questi esiti non sono equivalenti e il percorso può essere differente da persona a persona. Possono inoltre verificarsi periodi di miglioramento e successive fasi in cui alcuni sintomi tornano ad aumentare.
Per questo, parlare di possibilità di miglioramento e di trattamento è più accurato che promettere una “guarigione” con tempi o risultati predeterminati.
Come viene trattata l’ansia generalizzata?
Chi cerca come uscire dall’ansia generalizzata o come curarla sta spesso cercando di capire quali interventi abbiano evidenze di efficacia e cosa comporti concretamente un percorso terapeutico.
Non esiste una soluzione unica adatta a ogni situazione. La scelta del trattamento dipende dalla valutazione clinica, dall’intensità e dall’impatto dei sintomi, dalla presenza di altri problemi e dalle preferenze della persona.
Le linee guida NICE prevedono diversi livelli di intervento e, nei quadri con maggiore compromissione o quando interventi meno intensivi non sono risultati sufficienti, includono sia interventi psicologici strutturati sia trattamento farmacologico. La scelta dovrebbe essere discussa considerando benefici, svantaggi e preferenze individuali.
Psicoterapia per l’ansia generalizzata
La psicoterapia per l’ansia generalizzata non consiste necessariamente nel tentativo di eliminare ogni pensiero ansioso.
A seconda dell’approccio e della situazione individuale, il lavoro può riguardare:
- comprendere come funzionano le preoccupazioni;
- riconoscere modalità di pensiero e comportamento che possono mantenerle;
- modificare il rapporto con l’incertezza;
- ridurre alcune forme di evitamento;
- mettere alla prova convinzioni legate alla necessità di preoccuparsi o di controllare tutto;
- sviluppare modalità più funzionali di affrontare problemi reali e scenari temuti.
Gli obiettivi vengono definiti sulla base della valutazione e del funzionamento della persona, non di un elenco standard di tecniche.
Terapia cognitivo-comportamentale
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è uno degli approcci maggiormente studiati per il disturbo d’ansia generalizzata ed è inclusa tra gli interventi psicologici raccomandati dalle linee guida NICE.
Una network meta-analysis pubblicata su JAMA Psychiatry, che ha incluso 65 studi randomizzati e 5.048 partecipanti, ha rilevato che CBT e terapie cognitivo-comportamentali di terza onda erano associate a una riduzione dei sintomi rispetto al trattamento abituale. Nei dati di follow-up a 3–12 mesi, la CBT era l’approccio che manteneva un’associazione significativa con una maggiore efficacia rispetto al trattamento usuale.
All’interno della CBT esistono protocolli differenti. Alcuni lavorano maggiormente sulle interpretazioni delle preoccupazioni, altri sull’intolleranza dell’incertezza, sull’evitamento o su differenti processi cognitivi e comportamentali. Una network meta-analysis del 2025 ha mostrato risultati favorevoli per diversi protocolli CBT e approcci acceptance-based, evidenziando allo stesso tempo che la ricerca continua a confrontare modalità e componenti differenti.
Queste evidenze indicano l’efficacia a livello di gruppi studiati; non permettono di prevedere in anticipo la risposta individuale.
Esistono anche altri approcci psicoterapeutici?
Sì. Nella ricerca sul GAD sono stati valutati diversi interventi psicologici.
NIMH, per esempio, oltre alla CBT indica anche l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) tra gli approcci utilizzati, precisando che per quest’ultima esiste un corpo di ricerca in crescita.
Le prove disponibili, tuttavia, non sono identiche per quantità e solidità per tutti gli approcci. Per questo è più corretto parlare delle evidenze disponibili per ciascun trattamento piuttosto che affermare che tutte le psicoterapie abbiano necessariamente la stessa efficacia per il disturbo d’ansia generalizzata.
Farmaci e ansia generalizzata
In alcuni casi, all’interno del trattamento dell’ansia generalizzata può essere preso in considerazione anche un intervento farmacologico.
NIMH include sia psicoterapia sia farmaci tra le opzioni utilizzate nel GAD; NICE prevede la possibilità di un trattamento farmacologico in determinate situazioni cliniche e sottolinea l’importanza di discutere benefici, possibili effetti indesiderati e preferenze della persona.
La scelta di utilizzare o meno un farmaco, quale farmaco eventualmente utilizzare e per quanto tempo richiede una valutazione medica individuale. Dipende da numerosi elementi, tra cui quadro clinico, altre condizioni di salute, eventuali altri farmaci assunti, precedenti trattamenti e rapporto tra benefici e possibili effetti indesiderati.
Per questo una pagina informativa non può sostituire una prescrizione o indicare quale trattamento farmacologico sia appropriato per una determinata persona. Allo stesso modo, eventuali modifiche o sospensioni di una terapia già prescritta devono essere discusse con il medico che la segue.
Quando può essere utile rivolgersi a un professionista?
Chiedere un parere professionale può essere utile quando ansia e preoccupazioni diventano persistenti, difficili da controllare o iniziano a interferire in modo significativo con il sonno, il lavoro, lo studio, le relazioni o altre attività quotidiane.
Una valutazione può essere utile anche quando si sviluppano comportamenti di evitamento sempre più estesi oppure quando il tentativo di gestire autonomamente le preoccupazioni assorbe una parte considerevole del tempo e delle energie.
Uno psicologo o uno psicoterapeuta può approfondire il funzionamento delle preoccupazioni, il loro contesto e l’impatto sulla vita quotidiana e, quando indicato, proporre un intervento psicologico.
Una valutazione medica può essere particolarmente importante quando sono presenti sintomi fisici nuovi o persistenti, quando occorre escludere o considerare condizioni mediche che possono contribuire al quadro oppure quando si deve valutare un eventuale trattamento farmacologico.
Informarsi sulle strategie per gestire l’ansia può essere utile, ma le indicazioni generali non sostituiscono una valutazione individuale quando il problema è persistente o compromette significativamente la vita quotidiana.
Domande frequenti sull’ansia generalizzata
Ansia generalizzata e disturbo d’ansia generalizzata sono la stessa cosa?
Nel linguaggio comune l’espressione “ansia generalizzata” viene spesso utilizzata per descrivere un periodo nel quale ci si sente ansiosi per molte cose.
In ambito clinico, invece, disturbo d’ansia generalizzata indica una condizione definita da specifiche caratteristiche: preoccupazione persistente ed eccessiva relativa a più aree della vita, difficoltà a controllarla, sintomi associati e una durata e un impatto compatibili con i criteri diagnostici.
Le due espressioni non dovrebbero quindi essere considerate automaticamente equivalenti quando “ansia generalizzata” viene usata in senso colloquiale.
Si può avere ansia generalizzata senza attacchi di panico?
Sì. Il disturbo d’ansia generalizzata e il disturbo di panico sono condizioni differenti.
Nel GAD prevalgono preoccupazione persistente e ansia relative a più situazioni quotidiane; nel disturbo di panico sono centrali gli attacchi di panico e la preoccupazione collegata a nuovi episodi.
Possono comunque coesistere nella stessa persona. Per approfondire la differenza è disponibile la pagina sugli attacchi di panico.
L’ansia generalizzata può provocare sintomi fisici?
Il disturbo d’ansia generalizzata può associarsi a manifestazioni corporee come tensione muscolare, tremori, sudorazione, disturbi gastrointestinali, stanchezza o sensazioni di difficoltà respiratoria.
Sintomi di questo tipo non sono però specifici dell’ansia e possono avere altre spiegazioni. È quindi importante non attribuire automaticamente all’ansia una manifestazione fisica, soprattutto quando è nuova, intensa o persistente.
Per approfondire: ansia e sintomi fisici.
Quanto dura l’ansia generalizzata?
Per la diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata negli adulti, ansia e preoccupazione devono essere presenti per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.
Questo criterio non indica però quanto durerà il disturbo in una determinata persona. L’andamento può essere variabile e la durata deve essere distinta sia dal criterio diagnostico sia dalla durata di un eventuale trattamento.
L’ansia generalizzata può migliorare con la psicoterapia?
Sì, esistono psicoterapie con evidenze di efficacia nel trattamento del disturbo d’ansia generalizzata.
La terapia cognitivo-comportamentale è tra gli approcci maggiormente studiati e raccomandati dalle linee guida. Meta-analisi di studi randomizzati hanno rilevato una riduzione dei sintomi associata alla CBT rispetto alle condizioni di controllo, anche se la risposta al trattamento varia tra le persone.
L’ansia generalizzata può tornare dopo un periodo di miglioramento?
L’intensità dei sintomi può modificarsi nel tempo e l’andamento non è identico per tutte le persone.
Un periodo di miglioramento non significa necessariamente che non possano più comparire preoccupazioni o momenti di maggiore ansia. Allo stesso modo, un aumento temporaneo dei sintomi non implica automaticamente che il percorso terapeutico non abbia funzionato.
Per valutare il significato di eventuali cambiamenti nel tempo è necessario considerare la situazione individuale, il livello di funzionamento e il contesto nel quale i sintomi si presentano.